Quanto gas consumi e come si calcola?

30 maggio 2019 - 08:25 / da Rossella Fantini

Vivere in case dotate di tutti i comfort, sia d’estate che d’inverno, è una realtà affatto scontata in passato, resa possibile da tre importanti risorse: l’elettricità, l’acqua e il gas. In particolare, il gas è importante durante la stagione fredda, quando viene usato per riscaldare gli ambienti. Ovviamente questo fa sì che, durante questi mesi, l’importo delle bollette possa aumentare anche considerevolmente.

Ma come viene calcolato il consumo del gas? Come viene influenzato a seconda del sistema di riscaldamento in uso in ciascuna abitazione? In questo articolo proviamo a rispondere assieme a queste domande.

Cos'è e come si misura il consumo del gas

Il gas è una fonte energetica che spesso diamo per scontata, data la facilità con cui possiamo utilizzarla; invece il processo con cui essa arriva a noi è piuttosto lungo e comprende molti passaggi, ulteriormente complicati dallo stato in cui si trova, ovvero quello gassoso, fortemente influenzato dalle condizioni esterne quali la temperatura e la pressione.

Come è noto, l’Italia è un Paese che attraversa diverse fasce climatiche e condizioni ambientali, perciò le condizioni in cui il gas viene consegnato al singolo utente sono diverse. Per non creare differenze nei costi di fornitura del gas, perciò, è stato stabilito di calcolare il consumo di esso come se si trovasse sempre a una temperatura media di 15 gradi centigradi, e alla pressione atmosferica del livello del mare, pari a 1,01325 bar. In relazione a ciò, inoltre, è stata anche adottata una misura standard detta “Standard metro cubo”, invece del semplice metro cubo geometrico.

Ma questi accorgimenti come si traducono nel caso concreto?

Possiamo comprenderlo meglio osservando i dati che si trovano generalmente in una bolletta:

  • Tipologia di utilizzo del gas: ovvero se il gas viene usato per la cottura dei cibi e/o per la produzione di acqua calda e/o per il riscaldamento autonomo o condominiale
  • Lettura presunta: ovvero la quantità di gas prelevato stimata dal fornitore basandosi su alcuni parametri (come ad esempio la collocazione geografica, la grandezza dell’abitazione, il tipo di utilizzo, il numero dei componenti del nucleo famigliare) e sul consumo medio del cliente.
  • Lettura effettuata: ovvero il valore reale rilevato dall’operatore.
  • Coefficiente correttivo di conversione: È il coefficiente che converte il consumo misurato dal contatore, espresso in metri cubi, nell’unità di misura utilizzata per la fatturazione. La conversione con il coefficiente di conversione (C) è necessaria per far sì che tutti i clienti paghino solo per l’effettiva quantità di gas consumata, che dipende dalla pressione e dalla temperatura di consegna.

Ad esempio, se il consumo misurato dal contatore è 110 mc ed il valore del coefficiente C è 1,027235, gli standard metri cubi fatturati saranno: 110 x 1,027235= 112,99585 Smc.


Calcolo dei consumi di gas di una caldaia

Affinché le abitazioni si possano riscaldare durante l’inverno, nonché per ottenere l’acqua calda sanitaria, la maggior parte delle famiglie utilizza una caldaia che riscalda l’acqua bruciando gas naturale (ovvero il metano).

L’acqua calda, una volta raggiunta la temperatura indicata, poi viene smistata dove ne serve l’utilizzo (nei sanitari o, spesso, nei radiatori o termosifoni).

In genere, la potenza di una caldaia viene espressa in kW termici, e in un’ora alla massima potenza consuma in genere 24 kW termici.

Ma questa potenza in kW - che è la quantità che poi fa la vera differenza in bolletta - come viene esplicata in consumo di metri cubi di gas? 

Ovviamente il rendimento dei metri cubi di gas in potenza non si traduce per ogni utente alla stessa maniera; molto dipende da varie condizioni, tra cui quelle dell’impianto stesso, quindi la modalità più veritiera per raggiungere questa consapevolezza è andare a vedere in autonomia nella propria bolletta il consumo di gas della propria caldaia in un certo arco di tempo e dividerlo per il numero di ore considerate.

Inoltre sapendo che, teoricamente, l’energia termica che scaturisce da 1 metro cubo di gas è 9,6 kW, si può moltiplicare questo valore per i metri cubi indicati nella bolletta per sapere quanta energia termica è stata consumata.

In media, come abbiamo poco fa, una caldaia ha una potenza di 24 kW termici emessi in un’ora: se dividiamo questo valore per 9,6 kW, che è l’energia termica che scaturisce da 1 metro cubo di gas, otterremo il risultato di circa 2,5 metri cubi di gas consumati in un’ora da una caldaia alla massima potenza.

In verità, c’è da aggiungere il fatto che una caldaia a gas tradizionale ha un rendimento di traduzione in energia termica del gas utilizzato solo dell’85%, a causa di dispersioni varie; per questo, al fine di inquinare meno e sfruttare al meglio il gas utilizzato, è bene informarsi su quali siano le tipologie di caldaia più performanti in questo senso, come ad esempio le caldaie a condensazione.

Da cosa dipende il consumo della caldaia? Le variabili nel calcolo del costo della bolletta

L’importo che si trova in bolletta non dipende solo dalla quantità di gas utilizzato; ci sono molte altre variabili da considerare. Ad esempio:

  • Capacità della caldaia: infatti, il valore di 24 kW è solo “medio”; possono esserci caldaie, in case molto grandi, che hanno una potenza maggiore e quindi consumano più gas in un’ora.
  • Potere riscaldante del metano.
  • Tecnologia con cui è costruita la caldaia: ad esempio le caldaie a condensazione riescono a rendere il 25% in più di più di quelle tradizionali perché recuperano parte del calore disperso.
  • Intermittenza: se una caldaia raggiunge velocemente il valore indicato sul termostato, non rimane accesa in modo continuativo per un’ora, e quindi consuma meno; è evidente quanto sia influente, in questo caso, la capacità dell’abitazione di isolare il calore prodotto.
  • Costo per Smc: varia a seconda del mercato a cui appartiene l’utente. Nel mercato di tutela, il prezzo della materia prima (il prezzo del gas metano) varia ogni tre mesi, il suo aggiornamento è regolamentato dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (abbreviata in ARERA).

Calcolo consumo gas del riscaldamento centralizzato

Molti condomini italiani vengono riscaldati facendo uso del riscaldamento centralizzato, ovvero quando l’impianto di riscaldamento è unico per tutte le utenze del condominio.

Per questo, se ci si trova in questa situazione, è importante cercare di capire quanto consuma la modalità di riscaldamento centralizzata.

In genere, il riscaldamento centralizzato è più conveniente e consuma un quantitativo di gas minore, perché, per raggiungere il medesimo risultato, le caldaie più grandi sono più efficienti.

Tuttavia, secondo recenti normative redatte al fine di incoraggiare il risparmio energetico, è stato stabilito che l’importo complessivo non potrà più essere suddiviso in modo uguale fra tutti i condomini, ma in base agli effettivi consumi di ciascuna utenza, basandosi sui parametri dati dalla norma tecnica Uni 10200. Per far rispettare la norma sono state previste multe dai 500 ai 2500 euro nel caso in cui la suddivisione venga effettuata secondo diversi criteri. Dovrà occuparsi della suddivisione e del rispetto delle norme l’amministratore.

Ma come si fa a sapere se la suddivisione è corretta?

Al fine di comprendere quali sono i consumi effettivi di ogni appartamento, ognuno di essi andrà dotato di contabilizzatore di consumi, che rileverà ciò che è stato effettivamente consumato nell’unità immobiliare.

Calcolo consumi gas del riscaldamento autonomo

Un’abitazione si considera dotata di riscaldamento autonomo quando l’impianto di riscaldamento è posizionato per intero all’interno dell’immobile, sia esso una tradizionale caldaia a gas, o una stufa a pellet, o una stufa a legna.

In media, il consumo annuo di una famiglia dotata di riscaldamento autonomo si aggira intorno i 1000-1100 metri cubi di gas; ovviamente questa cifra può cambiare abbastanza in base ad alcune importanti variabili, come ad esempio:

  • La zona climatica in cui si trova la casa: ovviamente una zona con clima più caldo necessita di un numero minore di ore di riscaldamento acceso, pertanto l’impianto consumerà meno gas.
  • Grandezza e orientamento della casa: un’abitazione molto esposta al sole trattiene il calore o ha bisogno di refrigerazione in modo diverso rispetto a una casa sempre in ombra, e viceversa.
  • Abitudini, comportamento e numero degli inquilini: se in una casa ci sono molte persone, è chiaro che le stanze occupate nello stesso momento, la frequenza con cui viene occupata e l’acqua calda utilizzata saranno in quantità maggiore ai casi in cui l’abitazione sia abitata da 1-2 inquilini. Molto dipende anche dalle abitudini degli individui occupanti: come si può intuire, il consumo di gas di qualcuno che passa gran parte della giornata fuori casa sarà diverso rispetto a quello di una persona che invece vi passa molte ore.
  • Efficienza energetica dello stabile: infatti, se un’abitazione non è ben isolata, per raggiungere la temperatura selezionata sul termostato impiega più gas ed energia rispetto a una che non presenta eccessive occasioni di dispersione di calore.
  • Rendimento e condizioni del sistema di riscaldamento.
  • Tariffa del gas: infatti essa differisce da regione a regione, come anche l’accisa e l’addizionale regionale.

Quali vantaggi fiscali comporta il miglioramento del risparmio energetico?

L’installazione di un impianto di riscaldamento unico in un condominio costa sicuramente meno della somma di tanti singoli sistemi. In alcuni casi, inoltre, il riscaldamento centralizzato può essere una scelta più efficace. Tuttavia, per chi non passa molto tempo in casa potrebbe essere una soluzione più costosa di quanto lo sarebbe un impianto di riscaldamento autonomo. In alcuni casi, è possibile effettuare il passaggio da riscaldamento centralizzato a termoautonomo, ma solo se sono rispettati alcuni criteri piuttosto complessi.

In generale, vengono applicate agevolazioni fiscali su molti altri interventi che siano volti al migliorare il risparmio energetico, come ad esempio sui lavori di coibentazione dell'involucro edilizio che permettono un miglioramento, almeno, del 10% sul contenimento del fabbisogno energetico necessario per il riscaldamento, nonché sulla fornitura di apparecchiature per la contabilizzazione individuale della fornitura dell’energia termica per le singole unità immobiliari in un condominio.

Calcolo consumi del gas da parte del riscaldamento a pavimento

Il riscaldamento a pavimento è una modalità di climatizzazione delle abitazioni che, recentemente, viene sempre più utilizzata nelle case di nuova costruzione, grazie alla sua efficienza nel riscaldare uniformemente le stanze: viene quindi sempre più spesso preferita all’installazione dei termosifoni, anche perché, al contrario di quanto si potrebbe pensare, la sistemazione non è eccessivamente invasiva. Il riscaldamento a pavimento funziona grazie a un reticolo di tubature, poste sotto il pavimento, in cui passa l’acqua; essa può essere riscaldata in due modi:

  • da una caldaia o da impianti solari termici;
  • tramite il sistema elettrico (ciò accade soprattutto nelle case in cui si è scelto di avere un basso impatto energetico e dunque di utilizzare solo l’impianto elettrico).

Quanto consuma il riscaldamento a pavimento e quando è conveniente?

Installare un impianto di riscaldamento a pavimento costa di più dell’installazione di un sistema tradizionale, soprattutto quando l’installazione avviene in una casa non predisposta in precedenza ma che va ristrutturata, e in cui quindi va totalmente cambiato il pavimento. Tuttavia, potrebbe valere la pena fare questo investimento se si tiene in considerazione il considerevole risparmio di gas che si avrebbe negli anni successivi.

Si calcola, infatti, che il riscaldamento a pavimento farebbe risparmiare fino a un 30% sulle spese per la climatizzazione della casa.

Infatti, per quanto riguarda i consumi, se da una parte con questo sistema di riscaldamento ci vuole più tempo a climatizzare un ambiente, è anche vero che la temperatura dell’acqua, per essere efficace, deve essere più bassa, ovvero intorno ai 30/40°. Il consumo di energia è dunque nettamente inferiore.

Tuttavia, dato che per essere realmente funzionale deve stare acceso molte ore, l’installazione di questo impianto potrebbe non essere conveniente per tutte le situazioni: ad esempio, nel caso di immobili occupati solo per poche ore al giorno, la soluzione migliore e più economica potrebbe continuare a essere quella con il riscaldamento classico a gas.

Calcolo consumi del gas da parte dei termosifoni

La maggior parte delle case italiane vengono riscaldate da termosifoni, ovvero radiatori in cui scorre l’acqua riscaldata dalla caldaia a gas.

Come abbiamo visto prima, una caldaia tradizionale al massimo della sua potenza tende a consumare circa 2 metri cubi di gas all’ora; c’è però da dire che, di base, le caldaie non lavorano mai al massimo della loro potenza, che il rendimento dipende dalle condizioni di partenza dell’impianto e che ci sono molti accorgimenti che si possono tenere per fare sì che le caldaie consumino di meno: ad esempio quello di non aprire le finestre e non impostare il termostato ad una temperatura troppo alta, ma che si aggiri intorno ai 20°, nonché, se necessario, munire la propria casa di un cappotto termico per migliorare l’isolamento.

Ma proviamo a fare un esempio per una situazione “media” di consumi annuali di gas per il riscaldamento:

una famiglia di quattro persone con una casa grande 100 mq, con una situazione di isolamento medio e munita di caldaia avente meno di 10 anni, dovrebbe spendere le seguenti cifre, a seconda che si trovi a Palermo, a Roma o a Milano:

TABELLA_COMPARATIVA_CITTA

Come si può vedere, a Palermo il consumo è molto minore, per evidenti condizioni climatiche, come anche il costo del gas al metro quadro.

Categorie: Gestione utenze, Gas

Rossella Fantini

Scritto da Rossella Fantini