Il calcolo dei consumi della luce

13 giugno 2019 - 17:05 / da Rossella Fantini

La bolletta della luce, insieme a quella del gas, è una delle voci di spesa più importanti per una famiglia. Poiché l’energia elettrica è un bene ormai diventato di comune utilizzo, può capitare che venga usato senza troppa attenzione, per poi originare bollette piuttosto dispendiose.

In conseguenza di ciò, è importante essere consapevoli di come e quanto si consuma energia elettrica nella propria abitazione o ufficio per comprenderne bene il costo e su quali basi esso viene stabilito.

La prima cosa che si può fare per progredire in questa consapevolezza è provare a capire in autonomia quanto si consuma in un certo arco di tempo e fare dei raffronti con quanto consumato nei periodi successivi. La modalità iniziale per mettere in pratica questa attenzione è estrapolare due letture del contatore, una all’inizio e una alla fine di un periodo di media lunghezza (ad esempio, una settimana) e calcolare la differenza, per poi fare la stessa operazione in un periodo successivo e vedere se, a seguito di determinati accorgimenti, si è rilevata qualche differenza.

Bisogna però anche tenere in considerazione altri fattori, come ad esempio la stagionalità: infatti, in estate, essendoci più ore di luce, è probabile che l’energia consumata in un certo lasso di tempo sia minore rispetto ad altre situazioni, a meno che il climatizzatore non sia spesso in funzione...

Come leggere la bolletta

È bene inoltre valutare che, alla spesa riguardante il consumo in senso stretto, nella bolletta vanno ad aggiungersi anche le cifre relative alle imposte.

Ma proviamo a esaminare insieme tutte le componenti che, sommate, costituiscono l’ammontare totale da pagare: nella prima pagina della bolletta si trova un grafico a torta sotto cui si è riassunta la sintesi dei costi fatturati.

Le varie spese espresse nel grafico a torta sono le seguenti:

  • IVA e imposte;
  • spese per oneri di sistema (ovvero le spese occorrenti per coprire attività di utilità generale per il sistema elettrico;
  • spese per trasporto e gestione del contatore (ossia i costi sostenuti per gestire i dati delle letture e per trasportare e distribuire l’energia sulla rete nazionale);
  • spese per la materia energia (cioè il prezzo dell’energia, componente di dispacciamento, costi derivanti dalle perdite di rete, ecc.)

Tuttavia queste non sono le uniche informazioni importanti contenute nella prima pagina della bolletta, anche se sono quelle che si notano di più perché riguardano il costo totale; nella parte soprastante si possono trovare altri dati che è bene localizzare, nel caso possano servire in futuro:

  • intestazione (in alto a destra): comprende il nome del fornitore e i suoi contatti, nonché l’indicazione se la tipologia di contratto sottoscritto sia sotto mercato libero o di maggior tutela;
  • numero cliente, o numero di utenza;
  • tipologia di pagamento;
  • tipologia di cliente;
  • codice POD;
  • potenza disponibile e potenza impegnata;
  • tensione di fornitura monofase;
  • totale da pagare (con, in aggiunta, gli estremi della bolletta);
  • onerosità della tariffa luce in bolletta;
  • sintesi delle spese in bolletta.

Il consumo di energia elettrica: consumi fatturati, rilevati, stimati e fasce orarie

Come avviene la lettura dei consumi che poi vanno a comporre l’ammontare della bolletta? In Italia, essa viene rilevata dal distributore attraverso il contatore, e poi inviata al fornitore. Il contatore è un apparecchio progettato per rilevare i consumi rendendo visibile se essi avvengono nella fascia oraria F1, F2 o F3.

Tuttavia, leggendo la bolletta, può saltare all’occhio il fatto che non ci sia una tipologia univoca di consumo, ma ne esistano tre tipi:

  • consumo fatturato, ovvero il consumo fatturato attraverso la tariffa di cui l’utente fa uso;
  • consumo annuo: tutti i consumi fatturati durante gli ultimi 12 mesi sommati assieme;
  • consumo rilevato: è attribuito basandosi sulle letture estratte dal distributore o per mezzo di autoletture.

Nota bene: potrebbe accadere di trovare sulla bolletta anche il “consumo stimato”. Esso indica i consumi per cui non esistono dati effettivamente letti, ma che si basano su una stima proveniente dalla statistica dello storico dei consumi passati dell’utente. Dunque non sono necessariamente veritieri: sarà perciò necessario un conguaglio dopo che sarà effettuata la reale lettura (che si può eseguire anche autonomamente, e inviare i dati al fornitore; in questo caso si parla di “autolettura”).

Cosa sono le fasce orarie?

Abbiamo visto come i contatori addetti alla rilevazione dei consumi siano programmati per distinguere se essi avvengano o no in determinate fasce orarie.

Ma cosa sono le fasce orarie?

Esse, come dice il nome, sono orari stabiliti dall’autorità all’interno dei quali il consumo di energia elettrica si paga di più o di meno; il fine di questa operazione è quello di incoraggiare un utilizzo virtuoso da parte degli utenti della materia energia, e cercare di distribuirne l’uso al di fuori degli orari di punta.
Le fasce orarie sono le seguenti:

F1: dalle ore 8:00 alle 19:00, dal lunedì al venerdì, escludendo i giorni festivi nazionali.

F2: dalle ore 7:00 alle ore 8:00 e dalle 19:00 alle 23:00 dal lunedì al venerdì e dalle ore 7:00 alle 23:00 il sabato, escludendo i giorni di festività nazionale.

F3: dalle ore 00:00 alle ore 7:00 e dalle 23:00 alle 24:00 dal lunedì al sabato, nonché per tutte le ore della giornata durante la domenica e i giorni festivi.

F23 (ovvero F2+F3): dalle ore 19:00 alle 8:00 di tutti i giorni, comprese giorni festivi e le domeniche.


Il costo della luce raggiunge il suo picco nella fascia F1, perché è quella di punta in cui in genere sono aperti la maggior parte degli uffici e delle attività commerciali; va poi a decrescere nelle fasce successive. Infatti, durante le ore centrali dei giorni feriali viene consumata una maggiore quantità di energia, e quindi produrla costa di più, perché vengono messi in funzione macchinari più potenti.

Seguendo questa logica, dunque, se una famiglia riuscisse a concentrare la maggior parte dei consumi nelle fasce F2 e F3, potrebbe risparmiare molto sulla bolletta dell’energia elettrica: ecco perché ci sono alcune compagnie energetiche che offrono una tariffa bioraria o trioraria, ovvero in cui il prezzo dell’energia non è lo stesso durante tutto l’arco della giornata, ma aumenta durante la fascia F1 e diminuisce proporzionalmente nelle altre due. Ovviamente, prima di decidere di usare una tariffa bioraria, è bene valutare e osservare bene le proprie abitudini di vita.

Classi di consumo energetico

Cosa sono le classi di consumo energetico e perché sono importanti e dovrebbero essere tenute in considerazione con la dovuta attenzione?

Proviamo a considerare le abitudini di vita di una normale famiglia: si calcola che le spese energetiche siano composte solo per il 25% dall’energia spesa per l’illuminazione e il riscaldamento, e ben il 75% dal consumo degli elettrodomestici più diffusi.

Ecco perché è importantissimo, sia per rispettare l’ambiente che per risparmiare in bolletta, saper scegliere elettrodomestici in grado di utilizzare un quantitativo di energia minore della media.

Com’è possibile operare in questo senso?

Innanzitutto, un primo elemento che viene in aiuto dei consumatori è un’etichetta, introdotta a seguito di una direttiva del 1992 dell’Unione Europea, col fine di certificare l’efficienza energetica di ogni macchinario.

In che modo avviene ciò?

È stata redatta a questo scopo una scala che fa riferimento a valori medi europei che va dalla A alla G: i valori sono contraddistinti anche da una scala di colori, che va dal verde scuro (scelto per contraddistinguere i macchinari a più alto rendimento energetico, indicati dalla A) al rosso (per quelli meno efficienti, individuati dalla G).

Inoltre, dal 2010 sono state introdotte tre nuove classi: A+, A++ e A+++. Nonostante inizino tutti con la lettera A, non si deve pensare che la differenza sia minima con gli elettrodomestici di classe A “semplice”: infatti, un macchinario di classe A++ può essere in grado di consumare fino al 50% in meno rispetto a un elettrodomestico di classe A.

Come calcolare i consumi elettrici per aziende

Data la complessità delle situazioni di molte aziende, che spesso si sviluppano su spazi piuttosto ampi e ospitando molte persone, non è facile riuscire a schematizzare bene i consumi energetici: può succedere dunque di trovarsi a spendere tantissimo senza rendersene nemmeno conto.

Quando si ha un’azienda e si vuole tenere meglio sotto controllo le voci di spesa per l’energia, è bene innanzitutto delineare i vari ambiti di consumo, che tendenzialmente sono i seguenti:

  • Energia elettrica
  • Combustibile
  • Carburante
  • Riscaldamento.

Bisognerà poi, per quanto riguarda l’elettricità, cercare di raccogliere dati in modo preciso per un’analisi dettagliata dei consumi, mappando i macchinari che ne fanno uso, che siano attrezzature per gli edifici o per la produzione.
Di ogni utenza, poi, è bene raccogliere:

  • Anno di costruzione, condizioni tecniche e produttore
  • Tipo di costruzione e nome
  • Domanda di picco
  • Capacità e performance
  • Opzioni di controllo
  • Periodi operativi
  • Curve di carico
  • Consumo energetico
  • Tipo di operazione
  • Potenza del contatore

Un altro parametro utile è quello relativo ai dati sulle emissioni.

In queste operazioni ci si può aiutare con rilevatori di vario genere.

Ovviamente non è un’operazione scontata raccogliere tutti questi parametri e saperne trarre una sintesi, perciò sarebbe auspicabile che ogni azienda nominasse un energy manager a questo scopo.

Come calcolare i consumi elettrici in casa

È sicuramente importante, per raggiungere una consapevolezza sui costi sostenuti e cercare di ridurli, informarsi per cercare di capire quali sono le voci più importanti del consumo elettrico della propria casa. Non basta, infatti, limitarsi alla lettura del contatore in diversi periodi: se non si riesce a comprendere bene quali siano gli apparecchi che consumano di più, gli sforzi messi in atto per cercare di spendere meno potrebbero non essere efficaci.

Come fare dunque?

Innanzitutto è utile sapere i fattori da cui i consumi vengono maggiormente influenzati, ossia:

  • numero e tipo di macchinari elettrici presenti in casa;
  • numero di persone che vi abitano;
  • abitudini di esse.

Si può poi provare a calcolare il consumo di ciascun elettrodomestico: per fare ciò è bene iniziare dal controllo della targhetta posta su di esso su cui è indicata la potenza, espressa in W o kW.

Gli elettrodomestici che richiedono un’azione prolungata, come ad esempio la lavastoviglie, la lavatrice o le stufette elettriche, potrebbero raggiungere un picco all’inizio del ciclo, per poi diminuire la potenza. Qualora si desiderasse conoscere il consumo esatto, è consigliabile ricorrere al supporto di un elettricista o un tecnico che attraverso strumenti professionali potrà fornire informazioni più precise circa i reali consumi di ciascun elettrodomestico.

Conguaglio: i contatori intelligenti

Abbiamo visto in precedenza che la bolletta potrebbe non essere basata su un valore realmente rilevato, ma semplicemente stimato su consumi precedenti.

Può accadere per molte bollette di seguito, fino a quando finalmente la lettura del contatore viene realmente effettuata: a quel punto c’è il rischio che arrivi un conguaglio salato e totalmente imprevisto nel bilancio familiare.

Oppure, al contrario e per lo stesso motivo, potrebbe accadere che una famiglia si impegni a consumare molto meno e cambi le proprie abitudini in questo senso, senza però vederne le conseguenze e i frutti nella bolletta successiva, che sarà ugualmente alta come le precedenti.

Ci sono delle soluzioni per evitare situazioni sgradevoli come queste?

In verità, esiste già da qualche anno una legislazione da parte dell’Autorità nata per tutelare il consumatore in questi casi, che stabilisce che i fornitori di energia elettrica dovrebbero rilevare la lettura realistica almeno una volta all’anno. Tuttavia questa normativa non viene sempre rispettata.

La Delibera 292/06 ha stabilito che vengano installati presso i clienti delle tipologie di contatori cosiddette “intelligenti”. La particolarità di questi contatori sarebbe quella di rilevare il reale consumo a distanza: in questo modo la bolletta verrebbe sempre calcolata solo sulla base dei reali consumi.

 

Per sapere alcuni utili consigli su come risparmiare energia, leggi anche il nostro articolo sul “Risparmio energetico in 10 semplici mosse”.

Categorie: Residenziale, Luce, Gestione utenze, Gas

Rossella Fantini

Scritto da Rossella Fantini