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Come risparmiare in casa su gas ed elettricità

Scritto da Marco Alberti | 11 luglio 2019 - 09:26

Strategie per ridurre i consumi in casa

La vita moderna richiede moltissime spese, spesso legate al grande numero di dispositivi che si è quasi costretti ad utilizzare, dovendo vivere in modo veloce e sempre di corsa. Smartphone, macchina, computer, elettrodomestici… dove c’è comodità e prestazioni, inevitabilmente compaiono anche i costi.

Ma esistono modi per riuscire a risparmiare su tutte queste voci, che incidono pesantemente sul bilancio familiare? È possibile organizzare strategie per fare economia?

In questa pagina proviamo ad approfondire insieme quali sono gli ambiti che impattano di più sul totale delle spese domestiche, e alcune tattiche per riuscire a ridurle, soprattutto a livello di consumi.

Impianto centralizzato e autonomo: qual è il migliore?

Durante la stagione fredda, è inevitabile utilizzare molto l’impianto di riscaldamento, per portare il comfort del calore in casa. Tuttavia, questo potrebbe portare la bolletta del gas ad alzarsi a dismisura.

Prima di esaminare quali strategie utilizzare per ridurre i consumi, è importante cercare di comprendere quale sia la modalità di riscaldamento più conveniente.

In particolare, le famiglie italiane sono generalmente attrezzate con una di queste due opzioni: riscaldamento centralizzato o autonomo.

Il riscaldamento centralizzato viene in genere installato nei condomini, in modo tale che una stessa caldaia raggiunga, mediante le tubature, più abitazioni. Il vantaggio di questa tipologia di impianto sta nel fatto che la manutenzione di un’unica caldaia costa nettamente meno, e che per funzionare a regime essa richiede meno energia; infatti la sua potenza è sempre minore di quella della somma di più apparecchi con le rispettive canne fumarie, dato che una singola caldaia, per poter raggiungere le prestazioni richieste, deve essere sovradimensionata.

Al contrario, l’impianto di riscaldamento autonomo è caratterizzato dal fatto che ogni apparecchio serve una sola abitazione. Ovviamente questa modalità è quella più usata dalle case indipendenti o nei piccoli edifici.

Rispetto all’impianto centralizzato, però, la situazione autonoma possiede sicuramente la comodità di poter decidere in che modo e in quali orari accendere il riscaldamento, mentre nei condomini bisogna sottostare, in linea di massima, a quanto deciso in assemblea con l’amministratore secondo le indicazioni del Comune; si è inoltre tutelati dalla possibilità di dover pagare le spese non evase da parte degli inquilini morosi.

Tuttavia, anche nelle situazioni di impianto centralizzato si può ovviare in parte a questo disagio per mezzo delle valvole termostatiche, ormai divenute obbligatorie (anche se ancora non tutti gli edifici sono stati messi a norma): esse permettono di regolare la temperatura in ogni stanza.

In definitiva, come si può vedere, non esistono formule predefinite che possano indicare a priori se sia più conveniente utilizzare il riscaldamento autonomo o centralizzato, anche perché l’installazione dell’uno o dell’altro dipende da fattori che non sono di responsabilità dell’inquilino, e ognuno dei due possiede caratteristiche positive e negative. Sta all’avvedutezza di ciascuno il cercare di modulare il consumo di gas sulla base delle proprie abitudini. Tuttavia, ci sono alcuni elementi a cui si può prestare attenzione:

  • scegliere una tariffa di fornitura del gas che sia coerente con il proprio stile di vita;
  • adoperarsi perché gli ambienti in cui si vive siano ben isolati e in grado di trattenere bene il calore;
  • ricordarsi di abbassare o spegnere il riscaldamento nei periodi in cui la casa non viene utilizzata.

Ridurre i consumi elettrici

Come quella del gas, anche la bolletta della luce è un’incognita che è bene tenere in considerazione nel momento in cui si consuma, se non si vuole incorrere in costi troppo elevati.

Tuttavia, la facilità con cui ci si serve dell’energia elettrica spesso fa dimenticare quanto sia costosa. Come fare per risparmiare, dunque?

Un primo accorgimento da tenere potrebbe essere quello di scegliere una tariffa conveniente da parte di un operatore del mercato libero; la maggior tutela, infatti, verrà prossimamente abolita.

Si può inoltre agire prestando attenzione ad alcuni importanti elementi:

  • elettrodomestici: agli elettrodomestici in commercio vengono attribuite delle “classi”, contraddistinte da lettere dell’alfabeto. Esse indicano l’efficienza energetica: quindi, se si vuole risparmiare sulla bolletta, è bene comprare elettrodomestici che appartengano alle classi relative alla lettera “A”, la migliore.
  • Potenza: la potenza dell’impianto è la quantità di energia elettrica che si ha a disposizione; anche se non la si utilizza interamente, il semplice fatto che essa ci sia viene addebitato in bolletta.
  • Scegliere i programmi giusti: dove possibile, sarebbe consigliabile selezionare i programmi di funzionamento a temperatura più bassa, ad esempio nella lavatrice o nella lavastoviglie; in questo modo, il consumo di energia sarà nettamente minore.
  • Stand by: lo stand by degli elettrodomestici è veramente molto comodo, ma non bisogna pensare che sia totalmente gratis; anch’esso comporta un costo. Quindi, quando non li si usa, è un’ottima abitudine spegnere del tutto i dispositivi e le relative “spie” di televisione, stereo, computer,stampante, etc.
  • Posizione degli elettrodomestici: quando si posizionano gli elettrodomestici in casa, bisogna tenere in considerazione l’ambiente che li circonda: ad esempio, si calcola che un frigorifero posto vicino ai fornelli consumi l’8% in più della media, a causa della maggiore quantità di energia richiesta per mantenere la temperatura a fronte del calore proveniente dai fuochi.
  • Attenzione al condizionatore: d’estate, pur di ottenere un po’ di frescura si tende a utilizzare l’aria condizionata in modo poco parsimonioso. Per risparmiare, potrebbe essere utile usare il condizionatore in modalità deumidificazione.

Termosifoni e valvole termostatiche: i vantaggi e come risparmiare

Dal 31 dicembre 2016, a seguito della ricezione di una direttiva europea (UE2012/27/UE), è diventata obbligatoria l’installazione delle valvole termostatiche sui termosifoni, con lo scopo di ridurre gli sprechi e diminuire l’inquinamento. Esse infatti hanno la funzione, nei casi in cui il riscaldamento sia centralizzato, di modulare la potenza del termosifone a seconda di quanto deciso dall’utilizzatore, senza che quest’ultimo debba essere obbligato a seguire per forza gli stessi orari di riscaldamento e le temperature scelte dagli altri inquilini. Contestualmente a questa innovazione è stata introdotta una contabilizzazione separata per ciascuna unità immobiliare, in modo tale che i consumi del condominio per il riscaldamento non siano divisi in modo uguale fra tutti gli abitanti ma che ognuno paghi solo ciò di cui ha veramente usufruito, grazie alla lettura di contatori appositi (detti anche ripartitori o contacalorie): questi ultimi vengono posizionati sui singoli radiatori e sono muniti di display dove si può leggere la quantità di energia utilizzata.

Ma come funzionano le valvole termostatiche? Vengono impostate, stanza per stanza, alla temperatura desiderata: una volta che il sensore montato contestualmente (testina termostatica) “percepisce” che la temperatura viene raggiunta nell’ambiente circostante, la valvola si chiude e i termosifoni si spengono.

In questo modo gli inquilini di ciascuna unità abitativa non solo possono decidere autonomamente la temperatura della propria casa differenziandola da quella degli altri, ma possono modularla a seconda delle stanze, usando per esempio una minore quantità di potenza in quelle meno frequentate.

Come risparmiare grazie alle valvole termostatiche?

Tenendo fede ad alcuni comportamenti consigliati, grazie alle valvole termostatiche è possibile ottenere un grosso risparmio in bolletta:

  • attenzione alle temperature: si calcola che ogni grado in più di calore raggiunto possa comportare un aumento di consumo pari all’8%. Perciò è importante regolare la temperatura di ogni stanza in modo preciso e coerente con le modalità in cui viene utilizzata: ad esempio, tenendo una media di circa 20°, si può considerare di tenere 22-23° in bagno e solo 17-18° nelle camere da letto, in cui in genere ci si ritira soltanto al momento del riposo. Inoltre, è buona norma abbassare di 1-2 gradi la temperatura di notte, quando in ogni caso si è coperti, e programmare un aumento di potenza una mezz’ora prima della sveglia, in modo tale da risparmiare ma senza creare troppi disagi e mancanza di comfort. Si calcola che l’abitudine di abbassare le temperature durante la notte possa portare ad un risparmio del 13% circa, che sale al 24% se la stessa attenzione viene usata durante il giorno, quando per esempio tutti gli abitanti sono al lavoro o a scuola.
  • Manutenzione della caldaia: le operazioni di manutenzione possono sembrare una scocciatura e un inutile dispendio di soldi, ma in verità sono essenziali per mantenere l’impianto funzionale ed efficiente; si calcola che comportino un 10% di risparmio sulle bollette, in confronto alle situazioni in cui non vengono effettuate.
  • Installazione della testina: il sensore deve essere in grado di rilevare in modo efficace e veritiero la temperatura della stanza, perciò non deve essere posizionato vicino a corpi che schermino o alterino il calore circostante.
  • Scelta della testina: i sensori possono essere di tre tipi (con liquido, con gas, con cera), a seconda del materiale contenuto al loro interno che, espandendosi e riducendosi secondo le variazioni di temperatura, chiude o apre la valvola termostatica. Bisogna fare attenzione a selezionare quelli costruiti con il materiale giusto per le caratteristiche del proprio impianto.
  • Agevolazioni fiscali: siccome l’intervento di installazione delle valvole e dei contatori ha il fine di ottenere un maggior risparmio energetico, lo Stato incoraggia queste operazioni permettendo una detrazione del 50%.

Riscaldamento a pavimento o radiatori? Consumi, vantaggi e svantaggi

Specialmente quando si sente parlare di case di nuova costruzione, viene spesso nominato il riscaldamento a pavimento: che cos’è? È davvero più conveniente rispetto ai più tradizionali termosifoni?

Proviamo innanzitutto ad approfondire le caratteristiche di questo sistema di riscaldamento di ultima generazione: esso può essere elettrico o ad acqua a circuito chiuso. In entrambe le situazioni, gli elementi riscaldanti (che sono resistenze elettriche nel primo caso, e tubature attraversate dall’acqua nel secondo) si trovano sotto il pavimento, installati sopra pannelli isolanti.

In questo modo, l’ambiente viene scaldato con il principio dell’irraggiamento, in modo abbastanza uniforme, a differenza di quanto spesso accade con i termosifoni. In conseguenza di ciò, al fine di ottenere la temperatura desiderata all’interno della stanza, l’acqua utilizzata, per essere efficace, deve raggiungere una temperatura minore di quanto accadrebbe con un impianto a radiatori. Infatti il liquido che passa all’interno dei termosifoni ha in genere una temperatura che si aggira intorno ai 70°, mentre per il riscaldamento a pavimento basta che raggiunga i 30/40°.

Riscaldamento a pavimento: vantaggi e svantaggi

Il riscaldamento a pavimento possiede sicuramente molti lati positivi, ma anche alcuni piccoli disagi. Proviamo a vederli insieme, iniziando dai vantaggi:

  • risparmio ambientale ed economico: si calcola che il risparmio annuale di energia si aggiri intorno al 25%.
  • Convertibilità: l’impianto d’estate può essere trasformato in sistema di raffrescamento, ovviamente facendo passare acqua fredda nei tubi al posto di quella calda; in questo modo si possono evitare i getti d’aria, che sono fastidiosi per la maggior parte delle persone. L’acquisto di un climatizzatore sarà comunque necessario per raffreddare l’acqua del circuito.
  • Meno polvere: il riscaldamento a pavimento non si presta, come invece fanno i normali radiatori, a raccogliere muffe e acari.
  • Possibilità di usare fonti di energia rinnovabile, dato che la quantità di energia necessaria per scaldare l’acqua è minore.
  • Maggiore efficacia nella diffusione del calore.
  • Minore frequenza di manutenzione, anche se comunque va prevista periodicità nei controlli e ogni tanto deve essere eseguita una pulizia completa.

Come si può vedere, l’installazione di un riscaldamento a pavimento possiede molti aspetti positivi. Tuttavia, ce ne sono anche alcuni negativi. Ad esempio:

  • maggiori costi di realizzazione: si stima che costi il 50% in più rispetto all’installazione di un tradizionale impianto a termosifoni, perché sono richiesti materiali di prima scelta e tecnici molto specializzati. Tuttavia, dato il grande risparmio sulle bollette consentito dallo scegliere questo tipo di riscaldamento, la spesa dovrebbe essere ammortizzata in pochi anni.
  • Se le tubature si danneggiano, è necessario aprire una parte di pavimento.
  • Non si può accendere a intermittenza: perché l’ambiente si riscaldi, l’impianto deve rimanere acceso per almeno un giorno e, una volta che la temperatura impostata è stata raggiunta, non va spento.
  • Innalzamento della pavimentazione: l’installazione di questo tipo di impianto, infatti, comporta che il pavimento alzi il proprio livello di circa 5 cm. Questo può essere un problema per le stanze particolarmente basse o con mobili su misura.
  • Se viene montato il parquet, bisogna scegliere un parquettista molto abile, perché se il pavimento non viene posato con cura, potrebbe alzarsi.

Insomma, sebbene il riscaldamento a pavimento presenti molti vantaggi sia per i costi in bolletta che per il rispetto dell’ambiente, non è adatto per tutte le situazioni, e prima di installarlo andranno valutate con cura le proprie esigenze.

Riscaldamento a pavimento: detrazioni fiscali

Grazie alla Legge di Bilancio 2018, al momento c’è la possibilità di detrarre il 50% di alcune spese dovute alla riqualificazione della climatizzazione, e tra queste vi è quella per l’installazione del sistema radiante (ovvero del riscaldamento a pavimento).

Opere di manutenzione e ristrutturazione

Gli interventi di ristrutturazione della casa sono sicuramente circostanze da non sottovalutare, sia in termini di peso economico che di impegno di tempo ed energie; tuttavia, possono veramente variare in meglio la qualità della vita in un’abitazione.

Per questo, e per non desistere dal mettere in campo opere di manutenzione dove necessario, è importante essere consapevoli di tutte le possibilità di risparmio:

  • iniziare da una ristrutturazione parziale: se non si hanno ancora le idee chiare o non si possiedono grandi quantità di denaro, sarebbe meglio non iniziare da una ristrutturazione totale ma fare un elenco di priorità e cominciare dai primi elementi della lista.
  • Visionare più preventivi: è opportuno consultare più professionisti, anche della stessa mansione, sia per confrontare i prezzi che per esaminare i servizi offerti nel dettaglio.
  • Scegliere chi sa consigliare bene: insieme ai progettisti, è buona norma consultare anche esperti che sappiano indicare e indirizzare sulle agevolazioni di cui approfittare.
  • Materiali di qualità: al momento di scegliere i materiali, è comprensibile che si voglia scegliere ciò che costa meno, ma è bene tenere un occhio anche alla qualità, o si rischia di dover spendere di nuovo molti soldi in breve tempo in caso di deterioramento di materie prime pessime.
  • Agevolazioni fiscali: fino al 31 dicembre è possibile richiedere una detrazione del 50% sulle spese di ristrutturazione.

 

Se vuoi approfondire l’argomento del risparmio energetico, leggi anche il nostro articolo “Il risparmio energetico in 10 semplici mosse”.